Quale aspettativa di vita per i bambini di Gaza nei prossimi anni?

Maurizio Bonati

Già responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica e del Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs, Milano; direttore della rivista Ricerca & Pratica


Per corrispondenza: Maurizio Bonati, Maurizio.bonati@gmail.com

Summary. What is the life expectancy for children in Gaza in the coming years? For two years, Gaza’s population has endured a devastating war that has killed, injured, and displaced civilians—especially children. Homes, schools, and hospitals lie in ruins, and essential services have collapsed. Tens of thousands of children have been killed, maimed, or orphaned, while many suffer from acute malnutrition and preventable diseases. Even after a fragile ceasefire, violence and violations persist. Infant and child mortality has surged, life expectancy has collapsed, and education has nearly disappeared. Historical examples suggest that recovering pre-war child-health conditions may take more than a decade. Ensuring Gaza’s children a future requires rapid restoration of their fundamental rights.

Key words. Gaza, children’s health, human rights.

L’attenzione dedicata a Gaza negli ultimi numeri di AIR ha sottolineato che quanto è avvenuto in quella ‘striscia’ di mondo deve far parte, per sempre, della nostra memoria profonda, con i suoi orrori, ed è espressione di una società internazionale che può convivere con la in-umanità di ciò che continua ad accadere non solo a Gaza, ma nelle tante guerre in corso. Con il crescere della corsa al riarmo, anche diritti fondamentali come la sanità sono a rischio. Il contributo epidemiologico e culturale qui, publicato anche su volerelaluna.it (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2025/11/21/gaza-la-guerra-i-bambini/), documenta esemplarmente quanto le dichiarazioni e le promesse di pace (al di là delle loro ripetute violazioni, che rendono la stessa nozione di ‘pace’ una delle definizioni fuorvianti richiamate nell’editoriale di questo numero) non coincidano certo con la scomparsa degli effetti profondi generati dalle logiche e dalle pratiche di guerra (NdR).

Per due anni la popolazione di Gaza è stata uccisa, mutilata e sfollata in una guerra devastante che è un affronto all’umanità. Case, ospedali e scuole sono stati distrutti e i servizi medici essenziali portati al collasso. È una delle tante guerre in corso, alcune delle quali durano da anni e molte delle quali sono sommerse o ignorate dalla comunità internazionale. Ancora una volta, e più che mai, le vittime sono i civili, soprattutto i bambini. Secondo l’UNICEF (l’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia), nella Striscia di Gaza 64.000 bambini sarebbero stati uccisi o mutilati, inclusi almeno 1.000 neonati; molti altri sono morti a causa di malattie prevenibili o sepolti sotto le macerie. Tra le vittime ci sono almeno 20.000 bambini: un bambino ucciso ogni ora nei 24 mesi di continui attacchi israeliani. Su 100 bambini, quattro hanno perso uno o entrambi i genitori. Oltre 10 bambini hanno perso una o entrambe le gambe ogni giorno e oltre 1.000 hanno perso un arto a partire dall’ottobre 2023. Nel drammatico scenario emerso nella Striscia di Gaza, è stato raggiunto un debole accordo per la sospensione del conflitto, sebbene ciò abbia portato solo a una sua diminuzione di intensità.

I recenti conflitti hanno avuto un impatto devastante sulla vita dei bambini, producendo non solo conseguenze immediate e gravi, ma anche effetti duraturi nel tempo. Ci vuole molto tempo, oltre a un grande investimento umano ed economico, per recuperare ciò che le vittime hanno perso a causa di una guerra.

Quindi, che cosa succederà ai bambini sopravvissuti una volta sospese definitivamente le ostilità? Che cosa è successo in altre circostanze? Ogni guerra è diversa nelle sue motivazioni, metodi, durata e (sempre terribili) esiti, ma che cosa possiamo aspettarci accada per i bambini di Gaza?

Un quesito per molti ovvio, forse addirittura inutile: purtroppo non lo è. Come per tutti gli accordi e i trattati che sanciscono la fine di un conflitto armato, l’attenzione dell’accordo si concentra principalmente sulla ricostruzione degli edifici e non sulla qualità della vita delle vittime. Non vengono specificati date o tempi, né tantomeno sanzioni, per il ritorno alle condizioni di vita prebelliche e per il loro miglioramento.

Nel mese successivo al cessate il fuoco (mezzogiorno del 10 ottobre 2025), quando l’Agenzia di Protezione Civile di Gaza ha stimato che i corpi di circa 10.000 persone erano intrappolati sotto le macerie e gli edifici crollati, e che 60 milioni di tonnellate di macerie erano sparse sul territorio, quando il Ministero della Salute di Gaza ha affermato che il bilancio delle vittime palestinesi aveva ormai superato le 68.000 unità, Israele ha violato l’accordo almeno 282 volte con attacchi aerei e di artiglieria che hanno provocato la morte di 242 palestinesi e il ferimento di 622, secondo i dati del Ministero della Salute palestinese. Il punto 3 dei 20 accordi sottoscritti con il piano di pace (“Se entrambe le parti accetteranno questa proposta, la guerra finirà immediatamente. Le forze israeliane si ritireranno sulla linea concordata per prepararsi al rilascio degli ostaggi. Durante questo periodo, tutte le operazioni militari, compresi i bombardamenti aerei e di artiglieria, saranno sospese e le linee di battaglia rimarranno congelate fino a quando non saranno soddisfatte le condizioni per il ritiro completo”) è quindi largamente disatteso e, ancora una volta, la guerra continua, seppur diminuendo di intensità.

Il tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni di età è 10 volte superiore rispetto al 2023, prima della guerra, mentre è aumentato di sei volte per i neonati di età inferiore a un mese. Il tasso di mortalità (il numero di decessi di bambini ogni 1.000 nati vivi nello stesso periodo di tempo) è un indicatore essenziale per comprendere lo stato di salute e di benessere dei bambini e dell’intera popolazione nel tempo. Quanto tempo ci vorrà per riprendere la lenta diminuzione annuale della mortalità infantile che Gaza aveva iniziato a registrare prima della guerra, e per migliorare in modo consistente la situazione?

A Gaza, quasi un bambino su sei di età inferiore ai 5 anni, pari a circa 55.000 bambini, soffre di malnutrizione acuta, e quasi un quarto di questi è così gravemente malnutrito da avere ‘poche possibilità di riabilitazione’. Lo rivela un recente studio basato sui dati dell’agenzia ONU per la Palestina (UNRWA), che ha sottoposto a screening a intervalli multipli 220.000 bambini tra gennaio 2024 e metà agosto 2025. Quando l’intera popolazione di Gaza potrà finalmente vivere senza lottare quotidianamente per la sopravvivenza alimentare?

Quasi tutte le scuole sono state distrutte, molti studenti e insegnanti uccisi e gran parte della popolazione sfollata. Quando i bambini gazawi torneranno a scuola?

Molteplici domande che si possono sintetizzare in una: qual è l’aspettativa di vita dei bambini della Striscia di Gaza nei prossimi anni?

L’aspettativa di vita alla nascita a Gaza è scesa da 75,5 a 40,5 anni durante il primo anno di guerra, con un calo di quasi 35 anni, pari al 46%. Una perdita ingente e generalizzata che ha colpito l’intera popolazione di Gaza, considerando che il 27% dei morti erano bambini sotto i 15 anni d’età. Si tratta di una stima parziale perché datata e non comprensiva degli effetti indiretti della guerra, ma già sufficientemente drammatica per guardare al futuro del popolo gazawi, come evidenziato anche nel rapporto del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite del 16 settembre 2025.

L’analisi di tre casi storici (Bosnia ed Erzegovina, Siria e Ruanda) mostra che, dopo la fase acuta di un conflitto armato, occorrono circa 15 anni per ripristinare, mantenere e riprendere il trend di miglioramento dei livelli di mortalità infantile rispetto a quelli precedenti al conflitto. Dovranno aspettare altrettanto anche i bambini di Gaza? Non è possibile saperlo con certezza, ma questa indicazione è fondamentale non solo per monitorare gli effetti di un conflitto, ma anche per pianificare interventi mirati a ripristinare e migliorare il benessere delle popolazioni colpite.

Nei trattati postbellici, la ricostruzione viene intesa in termini di infrastrutture, aiuti economici e alleanze politiche. Tuttavia, la ricostruzione psicofisica e identitaria di una popolazione non dipende da convenzioni internazionali, ma si realizza attraverso i diritti che le persone hanno riconquistato. Come la salute, anche il benessere è una risorsa fondamentale per la vita quotidiana, determinata dalle condizioni sociali, economiche e ambientali. Esso comprende la qualità della vita e la capacità delle persone e delle società di contribuire al mondo con un senso e uno scopo. Il benessere è dunque una caratteristica complessa e oggettiva di ogni società, i cui valori e principi sono, o dovrebbero essere, universali.

Ogni anno si stima che 5,2 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiano principalmente per cause prevenibili e curabili. Per le popolazioni colpite dalla guerra, quest’ultima è la principale causa di mortalità, disabilità e malattia, mentre tutti gli altri fattori costituiscono comorbilità. Come la disponibilità di interventi semplici e accessibili – quali vaccinazioni, nutrizione adeguata, acqua e cibo sicuri e assistenza sanitaria di qualità – è cruciale per prevenire e curare molte patologie, migliorando la sopravvivenza e il benessere dei bambini, anche la guerra deve essere prevenuta e la pace difesa nell’interesse di tutta l’umanità. Quando questo non è stato possibile, come nella Striscia di Gaza, l’impegno di tutti, in base alle proprie capacità, possibilità e responsabilità, dovrebbe essere volto a restituire, migliorare e garantire in tempi rapidi i diritti che la guerra ha negato. A tutte le vittime, ai bambini gazawi e ai minori coinvolti nei 56 conflitti armati ancora in corso nel mondo.