Le infermiere in sciopero a New York sfidano il freddo gelido

A cura della Redazione

Summary. Striking nurses in New York brave the freezing cold. The text reflects on the symbolic image of freezing streets and bridges in New York as a backdrop to a deeper message about nursing and social responsibility. Although these winter scenes may feel distant when read in spring, the contrast highlights a broader tension between hardship and hope. At a time when the United States, long considered a reference point for health professions, appears marked by violence and social contradictions, the nursing profession embodies resistance and moral responsibility. In New York, nurses have taken a stand grounded not in partisan politics but in ethical commitment. Their mobilization serves as a reminder that healthcare must prioritize human life, especially the lives of the most vulnerable. Nurses affirm that care must be valued above weapons and that true security comes from investing in health and dignity. For care to be real, economic priorities must shift toward supporting adequate time, staffing, and resources. Professional dignity requires conditions that allow nurses to genuinely meet people’s needs. The gesture described is less about political protest and more about reaffirming care as a social foundation. The deeper message is that knowledge only becomes meaningful when it translates into real, accessible care for those who need it most.

Key words. Nurses, strike, dignity, responsibility.

Quando il testo che segue1 sarà letto su AIR, le strade e i ponti sotto zero di New York – che costituiscono lo sfondo essenziale, per la professione infermieristica non solo statunitense – sembreranno lontani, e quasi strani perché la primavera sarà già arrivata. Ma è proprio in tale apparente contrapposizione che sta una delle chiavi di lettura più importanti di questo contributo.

Nel cuore di un tempo in cui il Paese considerato a lungo come punto di riferimento, anche per le professioni sanitarie, si trasforma in un regno dell’assurdo e della violenza (come la cronaca quotidiana purtroppo conferma), la professione infermieristica rivendica il proprio dovere di disobbedienza e di resistenza che, nella città simbolo dell’America, ha portato all’elezione di sindaco, contro tutte le aspettative, di un musulmano, immigrato: uno di quei diversi che nella logica dilagante, non solo negli USA, e ben nota anche da noi, sono i nemici e i terroristi, in particolare quando si tratta di migranti.

La mobilitazione del personale infermieristico non ha niente di specificamente ‘politico’: è il promemoria, fatto di presenza e di presa di parola contro le gelate-paralisi delle politiche che promuovono la diseguaglianza, che la sanità può e deve essere il promemoria, trasversale e imprescindibile, che la vita delle persone, e in modo più esemplare di quelle più bisognose, è la priorità delle priorità.

Perché ciò avvenga, la cura, al centro della rivendicazione professionale della folla sterminata delle infermiere di New York, deve essere un capitolo più importante delle armi, e diventare il vero promotore della sicurezza. Perché la cura sia possibile, le priorità economiche devono essere ridefinite. La dignità concreta e la professionalità del mondo infermieristico devono corrispondere a tempi e risorse compatibili con il farsi carico, non solo a parole, dei bisogni delle persone.

Non occorre commentare in modo specifico questo gesto-simbolo proveniente da un Paese di cui si leggono più facilmente in campo sanitario lavori ‘scientifici’.

Le evidenze proposte nel gelo di New York sono più di fondo: hanno un’importanza diversa, che è la condizione imprescindibile perché i tanti saperi tecnici possano diventare realtà per chi ne ha bisogno (NdR).

Quindicimila infermiere newyorkesi sono in sciopero da più di tre settimane per ottenere un contratto più equo. Ieri, i membri dell’Associazione delle infermiere dello Stato di New York – New York State Nurses Association (NYSNA) – hanno sfidato le temperature sotto lo zero per attraversare il ponte di Brooklyn e consegnare un messaggio al municipio.

Centinaia di infermiere si sono radunate al Cadman Plaza Park, indossando berretti rosso ciliegia della NYSNA e brandendo cartelli con scritte come Safe Staffing Saves Lives (Un personale adeguato salva vite umane), Quality Healthcare for All (Assistenza sanitaria di qualità per tutti) e Hospital Execs Literally Make Us Sick (I dirigenti ospedalieri ci fanno letteralmente ammalare).

Mentre il corteo attraversava il ponte, le infermiere che scandivano slogan sono state applaudite dai passanti e salutate dai clacson degli spettatori che le sostenevano. La marcia si è conclusa con un raduno a Foley Square, dove le infermiere hanno parlato della carenza di personale, delle prestazioni sanitarie e degli stipendi.

“Se dovresti avere quattro pazienti, dovresti avere quattro pazienti, non sei, non sette, non otto” ha dichiarato Sophie Damas, infermiera al Mount Sinai Medical Center. “Quando hai così tanti pazienti e non abbastanza infermieri, semplicemente non puoi fornire loro le cure di cui hanno bisogno”.

Alcuni politici stanno attivamente minando lo sciopero, e questo è parte del problema, secondo Sophie Damas. “Abbiamo bisogno che il governatore [Kathy] Hochul ponga fine allo stato di emergenza, perché sta permettendo alle infermiere di altri Stati di esercitare a New York” ha detto, facilitando così il reclutamento di crumiri da parte degli ospedali.

marcia “fai da te” verso gli uffici del governatore

La marcia sul ponte di Brooklyn era la seconda tappa di un tour dei luoghi simbolo di New York per le infermiere in sciopero questa settimana. All’inizio della giornata, centinaia di infermiere si erano riunite davanti all’orologio della Grand Central Station, per poi invadere le strade di Midtown in direzione dell’ufficio del governatore sulla 3a Avenue.

Nei pressi della 33a strada, la marcia è stata deviata nella direzione opposta, apparentemente perché il governatore (la signora Hochul) non era nel suo ufficio, ma in un altro ufficio 20 isolati più a nord.

La marcia era stata organizzata da un gruppo di azione contrattuale e aveva un carattere più improvvisato (“fai da te”) rispetto a molte altre iniziative di sciopero, quindi nessuno sembrava infastidito dal cambiamento di programma. La maggior parte delle partecipanti brandiva cartelli o manifesti fatti in casa, rumorosi sonagli e clacson riutilizzati dai loro picchetti.

La situazione di emergenza, prorogata più volte dal governatore Hochul, autorizza l’impiego di infermiere sostitutive provenienti da altri Stati. Ciò sembra un tradimento nei confronti delle lavoratrici sanitarie e dei pazienti.

“Vorremmo che mettesse fine al ricorso alle infermiere interinali, in modo che la direzione possa sedersi al tavolo delle trattative e avviare discussioni eque!” ha dichiarato un’infermiera oncologica del Mount Sinai, brandendo un cartello con la scritta “Sconfiggere la politica di Hochul è l’emergenza”.

“Vorremmo che il governatore Hochul fosse il governatore di tutti, non solo della direzione” ha dichiarato l’infermiera. “Abbiamo l’impressione che sia parziale. Si schiera dalla parte della direzione concedendole decreti di emergenza che le consentono di assumere infermieri da qualsiasi luogo”.

All’ultima tappa, davanti a un edificio di uffici nel centro della città, le infermiere si sono riunite in un cortile per ascoltare brevi discorsi pronunciati al megafono e scandire “Kathy Hochul, vergognati” e “Un giorno in più, un giorno più forti!”.

Alcune infermiere hanno espresso la speranza che i lea-der locali vengano in loro aiuto. “[Il sindaco Zohran] Mamdani e il municipio ci hanno dato un sostegno incredibile, ma in questo momento abbiamo bisogno di più pressione” ha dichiarato Natasha Marks, infermiera clinica specializzata in cure palliative al Mount Sinai, durante il raduno al municipio.

La signora Marks, promotrice dello sciopero, afferma che le infermiere di tutta la città sono esasperate. “Amiamo i nostri pazienti” ha dichiarato. “Vogliamo un ospedale che funzioni in modo sicuro ed efficiente. Oggi l’ospedale non soddisfa questi requisiti, ed è per questo che siamo piene di rabbia”. Ma per la signora Marks, la marcia è stata anche un’occasione per dimostrare una straordinaria solidarietà. “È così che siamo riuscite a riunire tutte queste persone qui” ha dichiarato. “Perché hanno tutte la stessa motivazione: un contratto giusto ed equo per noi stessi e per la nostra comunità”.

I contenuti riportati in questo contributo sono tratti da: Schumann AJ, Hughes S. Les infirmières en grève à New York bravent le froid glacial (et autres textes). 4 febbraio 2026. https://entreleslignesentrelesmots.wordpress.com/2026/02/09/les-infirmieres-en-greve-a-new-york-bravent-le-froid-glacial-et-autres-textes/.