L’appello della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale alle istituzioni italiane per la liberazione del dottor Hussam Abu Safiya

A cura della Redazione

La vicenda del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan nella Striscia di Gaza, rappresenta oggi uno dei casi più emblematici di violazione dei diritti umani nei confronti del personale sanitario che opera in contesti di guerra. Assistenza Infermieristica e Ricerca ha già dedicato attenzione sia al caso di Hussam Abu Safiya sia alla protezione degli operatori sanitari, evidenziando come questa costituisca un principio cardine del diritto internazionale umanitario e un presupposto indispensabile per garantire continuità assistenziale alle popolazioni civili. A distanza di mesi, tuttavia, il quadro si è ulteriormente aggravato, rendendo necessario un nuovo intervento della comunità professionale.

Come riportato nell’appello della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), il dottor Abu Safiya è detenuto dal 27 dicembre 2024, “recluso senza alcuna accusa formale né processo, in virtù della cosiddetta ‘legge sui combattenti illegali’”, una normativa che consente la detenzione a tempo indeterminato sulla base di prove segrete e non accessibili alla difesa. La sua cattura è avvenuta mentre prestava servizio nell’ultimo grande presidio sanitario ancora funzionante nel nord della Striscia di Gaza, dopo aver rifiutato l’ordine di evacuazione per non abbandonare i bambini ricoverati in terapia intensiva. Un gesto di cura estrema che ha assunto un valore simbolico per l’intera comunità pediatrica internazionale.

L’Opinione n. 14/2026 del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha definito la sua carcerazione “priva di base legale e discriminatoria”, ma nonostante ciò la Corte Suprema israeliana ne ha confermato la custodia almeno fino a ottobre 2026. Le condizioni di detenzione, secondo quanto documentato da Amnesty International, destano oggi il massimo allarme: dal 3 giugno il medico è “tenuto in isolamento oltre il limite fissato dalle Regole Mandela, privato di cure adeguate e gravemente debilitato”. Si tratta di elementi che configurano una violazione grave e sistematica delle convenzioni internazionali sulla tutela dei detenuti e sulla protezione del personale sanitario.

In questo contesto, l’appello della SIPPS e delle associazioni firmatarie, che riportiamo di seguito, assume un significato che va oltre il singolo caso: richiama la responsabilità delle istituzioni italiane nel promuovere iniziative diplomatiche, nel sollecitare garanzie di cura e nel difendere la dignità dell’esercizio del personale medico. Per la comunità infermieristica, che opera quotidianamente nei luoghi della vulnerabilità, questa vicenda rappresenta un monito e un impegno: sostenere la protezione dei professionisti sanitari significa difendere il diritto alla salute dei più fragili, ovunque essi si trovino (NdR).

Al Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella

Alla Presidente del Consiglio dei Ministri

Giorgia Meloni

Al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

Antonio Tajani

Al Presidente del Comitato permanente sui diritti umani nel mondo

Onorevole Laura Boldrini

Oggetto: Appello per la liberazione del dott. Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan nella Striscia di Gaza, detenuto senza accusa in Israele dal 27 dicembre 2024.

Signor Presidente della Repubblica,

Signora Presidente del Consiglio,

Signor Ministro degli Affari Esteri,

Signora Presidente del Comitato permanente sui diritti umani nel mondo,

la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), insieme alle associazioni del terzo settore e ai firmatari che sottoscrivono il presente appello, si rivolge alle più alte cariche dello Stato per richiamare la Vostra attenzione su un caso che investe, insieme, il diritto internazionale umanitario, la tutela dell’infanzia e la dignità stessa della professione medica.

Il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e neonatologo, fondatore e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahia, è detenuto dalle autorità israeliane dal 27 dicembre 2024, arrestato mentre prestava servizio nell’ultimo grande presidio sanitario ancora funzionante nel nord della Striscia di Gaza. Durante l’assedio della struttura, aveva rifiutato l’ordine di evacuazione per non abbandonare i bambini ricoverati in terapia intensiva – una scelta di cura per la quale la sua stessa famiglia ha pagato un prezzo altissimo. Da allora è recluso senza alcuna accusa formale né processo, in virtù della cosiddetta “legge sui combattenti illegali”, che consente una detenzione a tempo indeterminato fondata su prove segrete e inaccessibili alla difesa.

Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, con l’Opinione n. 14/2026, ha dichiarato la sua carcerazione priva di base legale e discriminatoria; ciononostante, il 16 giugno 2026 la Corte Suprema israeliana ne ha confermato la custodia almeno fino a ottobre. Le sue condizioni destano oggi il più grave allarme: secondo quanto documentato da Amnesty International e riferito dal suo legale, dal 3 giugno è tenuto in isolamento oltre il limite fissato dalle Regole Mandela, privato di cure adeguate e gravemente debilitato, con segni di ripetuti maltrattamenti. Un medico che ha dedicato la vita a proteggere i più fragili versa oggi in pericolo di vita.

Di fronte a una simile emergenza, riteniamo che l’Italia, forte della sua storica tradizione di tutela dei diritti umani e di ricerca della pace, possa e debba porsi all’avanguardia dell’azione diplomatica. Numerose voci si sono già levate in questo senso: oltre 100000 firme all’appello di Amnesty International, l’appello del Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente, le delibere del Consiglio Comunale di Firenze e dell’Ordine dei Medici di Torino, la mobilitazione di dodici rappresentanze diplomatiche estere. Alla Camera dei deputati è inoltre stata depositata un’interrogazione (Atto n. 5/05600) rivolta al Ministero degli Affari Esteri, tuttora in attesa di riscontro: confidiamo che il Governo vorrà darvi seguito con una presa di posizione chiara.

Ci rivolgiamo pertanto a Voi affinché le istituzioni della Repubblica, ciascuna secondo le proprie attribuzioni, vogliano:

• sollevare formalmente il caso presso le autorità israeliane, in sede bilaterale;

• promuovere un’iniziativa coordinata nei consessi europei e internazionali per la liberazione del dottor Abu Safiya e di tutto il personale sanitario arbitrariamente detenuto;

• sollecitare garanzie immediate di cure mediche adeguate e la cessazione dell’isolamento;

• riferire alle Camere sulle iniziative assunte.

Non possiamo limitarci a celebrare la figura di un eroe civile quando sarà troppo tardi: è finché egli è in vita che le Istituzioni sono chiamate ad agire. Confidiamo nella Vostra sensibilità e nell’autorevolezza delle cariche che rappresentate, certi che l’Italia saprà far sentire la propria voce a difesa della dignità dell’esercizio medico e della vita umana.

Con profondo rispetto,

Giuseppe Di Mauro

Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS)

Firmatari

SIPPS - Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale

Movimento per la Giustizia e la Pace per il Medio Oriente

FIMP - Federazione Italiana Medici Pediatri

Amnesty Italia

SIN - Società Italiana di Neonatologia

SICuPP - Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche

FIMP - Federazione Italiana Medici Pediatri

ASAND - Associazione Tecnico Scientifica dell’Alimentazione, Nutrizione e Dietetica

Michal Feldon - Pediatra senior presso lo Yitzhak Shamir Medical Center

Daniel Solomon - Membro del Consiglio di Amministrazione e medico per Physicians for Human Rights Israel (PHRI)

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