Compassione e libertà: l’esempio di Alex Pretti

Giuseppe Gristina

Medico, anestesista rianimatore

Per corrispondenza: geigris@fastwebnet.it

Summary. Compassion and freedom: the example of Alex Pretti. In this issue we publish Giuseppe Gristina’s moving remembrance of Alex Jeffrey Pretti, a US intensive care nurse who was killed in Minneapolis on January 24, 2026 during protests following a controversial police action. Pretti was also an engaged citizen, active in public life and committed to democratic values. His story reminds us that nursing (and health professionals) identity cannot be confined to hospital wards or clinical settings: nurses work at the intersection of health, social vulnerability, and inequality, and their professional responsibility often extends beyond the bedside into the civic sphere. Pretti’s legacy therefore stands as a reminder that the ethics of care continues not only in clinical practice, but also in the way professionals choose to engage with the world around them.

Key words. Ethics of care, professional identity, civic responsibility, social justice in healthcare.

Riportiamo in questo numero il bellissimo ricordo di Giuseppe Gristina (medico, anestesista rianimatore) sulla figura e sulla tragica fine di Alex Pretti, l’infermiere statunitense ucciso dall’ICE (US Immigration and customs enforcement). La vicenda di Alex Jeffrey Pretti non è solo la storia tragica di una morte avvenuta durante un momento di tensione sociale. Nella narrazione pubblica l’infermiere viene rappresentato all’interno degli spazi della cura – l’ospedale, il reparto, il letto del paziente – mentre la sua identità civile e sociale rimane sullo sfondo: la storia di Alex Pretti ricorda invece che l’impegno nella cura non termina alle porte dell’unità operativa.

Le testimonianze di chi lo ha conosciuto restituiscono l’immagine di un professionista competente ma, soprattutto, profondamente umano. Non è un caso che la memoria più forte lasciata da Pretti non riguardi solo competenze tecniche o abilità cliniche, ma la sua capacità di accompagnare le persone nei momenti più difficili. Spiegare, rassicurare, rendere comprensibile ciò che sta accadendo: sono gesti che non appartengono semplicemente alla dimensione tecnica della cura, ma alla sua dimensione più profonda. In questo senso, ogni infermiere è anche custode e trasmettitore di una cultura professionale fatta di responsabilità, attenzione e rispetto per la persona assistita.

Pretti era impegnato nella vita della comunità, partecipava alle iniziative pubbliche e credeva nei valori democratici. Gli infermieri ogni giorno si confrontano con disuguaglianze sociali, fragilità, conflitti e tensioni che attraversano la società: non si lavora in uno spazio neutrale ma nel contesto civile e democratico in cui si vive. Per questo la storia di Alex Pretti può essere letta come un promemoria per la professione. Ricorda che la qualità della cura non si misura solo nella competenza clinica, ma anche nella coerenza tra valori professionali e comportamento civile. Gli infermieri (e tutti i professionisti sanitari) non sono semplicemente operatori tecnici del sistema sanitario, ma anche cittadini che, attraverso il proprio lavoro e le proprie scelte, partecipano alla costruzione della vita collettiva. La prossimità quotidiana alla sofferenza, alla fragilità e alla vulnerabilità li pone in una posizione privilegiata per riconoscere le ingiustizie sociali, le disuguaglianze nell’accesso alle cure e le situazioni in cui i diritti delle persone sono messi in discussione.

Molti infermieri hanno interpretato il proprio ruolo anche come responsabilità verso la società, partecipando alle battaglie per migliorare le loro condizioni di lavoro, per la difesa dei sistemi sanitari pubblici, per la promozione della salute nelle comunità, partecipando al dibattito pubblico sui diritti dei pazienti. La cura è anche un atto profondamente umano e sociale, e la pratica della cura – quando è autentica – non si interrompe alla fine del turno, ma continua nel modo in cui si sceglie di stare nel mondo.

Il contributo di Giuseppe Gristina è stato pubblicato su Recenti Progressi in Medicina con il titolo “Chi salva una vita salva il mondo intero” (Recenti Prog Med 2026; 117: 102-104). Ringraziamo l’editore per la gentile concessione (NdR).

Alex Jeffrey Pretti era nato a Chicago 37 anni fa da una famiglia di origini italiane.

Cresciuto a Green Bay nel Wisconsin, conseguì il diploma di scuola superiore alla Preble High School. Frequentò quindi l’Università del Minnesota, dove si laureò nel 2011 in biologia. Dal 2014 lavorò come assistente di ricerca clinica nell’ambito del Minneapolis Veterans affairs (VA) Health care system (HCS).

Laureatosi poi in scienze infermieristiche e conseguita l’abilitazione alla professione di infermiere, nel 2021 iniziò la sua nuova attività nell’unità di Terapia Intensiva (TI) presso il VA Hospital di Minneapolis (Minnesota).1

Alex J. Pretti, oltre a essere un appassionato di attività outdoor che praticava con il suo inseparabile cane Joule, era impegnato come membro dell’American Federation of Government Employees (AFGE), un sindacato nazionale che rappresenta i dipendenti del governo federale degli Stati Uniti.

Il 24 gennaio 2026 Alex J. Pretti è stato ucciso con 10 colpi di pistola da agenti dello US Immigration and Customs Enforcement (ICE) a Minneapolis. L’evento si è verificato nel corso delle diffuse proteste a seguito dell’uccisione, il 7 gennaio, di una donna, Renée Good, da parte di un altro agente della stessa organizzazione. Secondo il rapporto ufficiale del capo della polizia di Minneapolis, Alex J. Pretti non aveva precedenti penali e, in forza del Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, era in possesso di un porto d’armi valido in Minnesota e di una pistola regolarmente registrata.2 Due testimoni affermano, sotto giuramento, che Alex J. Pretti non ha mai né estratto né usato l’arma contro gli agenti dell’ICE.3

Gli altri dettagli sull’omicidio di Alex J. Pretti sono ormai riportati da molti media e non è necessario ripeterli in questa sede.4,5

È invece bene soffermarsi su tre testimonianze utili a comprendere a quali valori Alex J. Pretti avesse ispirato la sua vita.

La prima è di Aasma Shaukat, ex supervisore di Pretti, gastroenterologa ed epidemiologa, esperta di fama internazionale nella prevenzione del cancro del colon-retto che presiede l’Advisory Board di gastroenterologia presso il VA HCS; la seconda è di Jessica Hauser, allieva e poi collega di Alex J. Pretti nella TI del VA Hospital; la terza di Mac Randolph, figlio di un paziente deceduto in quel reparto.

Aasma Shaukat ha dichiarato di aver assunto Pretti nel 2014 come assistente di ricerca presso il Minneapolis VA HCS. Parlando di lui, Aasma Shaukat ha affermato: “Alex era un assistente di ricerca entusiasta e un collaboratore instancabile che fin dal primo giorno disse di voler dare un contributo alla comunità e alla società […]. Riguardo ai video della sparatoria, il suo intervento per aiutare qualcuno che riteneva in pericolo è esattamente ciò che mi sarei aspettata da Alex […]. Nei sei anni di lavoro insieme, Alex si è sempre proposto per aiutare chiunque ne avesse bisogno nella nostra comunità. In seguito ha optato per un lavoro a contatto più diretto con i pazienti, in particolare con i veterani, che considerava una delle categorie più vulnerabili. Per questo ho scritto una lettera di credenziali per lui quando ha deciso di iscriversi alla scuola di scienze infermieristiche. Dopo la laurea, quando è tornato al VA Hospital di Minneapolis, era un infermiere di terapia intensiva dotato di grande professionalità e fortemente motivato”.6

Jessica Hauser è stata un’allieva di Alex J. Pretti. Quando ha appreso della morte del suo mentore, Hauser ha scritto un post sui social poi condiviso su diverse piattaforme online: “Sono stata l’ultima studentessa di infermieristica di Alex Jeffrey Pretti. Era un amico e il mio mentore. Negli ultimi quattro mesi, ho svolto con lui il tirocinio finale al Minneapolis VA Hospital. Mi ha addestrata a prendermi cura dei malati più gravi come infermiera di terapia intensiva. Alex mi ha insegnato a gestire i cateteri arteriosi e centrali, preparare e somministrare le terapie, monitorare le funzioni vitali, intervenire con lucidità nei momenti più critici. Adesso la sua luce mi guida in ogni stanza dove mi prendo cura di chi ha bisogno come avrebbe fatto lui”.7

Jessica spiega ancora come l’abbia colpita in particolare il costante pensiero di Alex J. Pretti nel confortare i pazienti. Umanità che ha rivisto anche nei vari video ripresi dai cittadini che documentano gli istanti immediatamente precedenti la sua uccisione.

“Alex portava dentro di sé pazienza e compassione come una luce costante. Anche alla fine, quella luce era lì. Ho riconosciuto la sua familiare calma e compostezza che brillavano anche in quegli insopportabili ultimi istanti catturati dalla telecamera. Non mi sorprende che Alex poco prima di essere ucciso si stesse preoccupando delle condizioni di quella donna spinta a terra con violenza dagli agenti dell’ICE. ‘Tutto bene?’ sono state le sue ultime parole”.8

“Alex credeva fermamente nei diritti sanciti dalla nostra Costituzione”, continua Jessica Hauser, “si batteva per la giustizia e la pace ogni volta che gli era possibile”.

Quando Mac Randolph il 24 gennaio 2026 ha acceso la TV, il nome e il volto sullo schermo gli sono stati immediatamente familiari: era Alex J. Pretti, l’infermiere di terapia intensiva che si era preso cura del padre Terrance (Terry) Lee Randolph, un aviere dell’aeronautica militare degli Stati Uniti, durante i suoi ultimi giorni.9

Il padre di Mac, 77 anni, prossimo alla fine della sua vita, era stato ricoverato nella TI del Minneapolis VA Hospital con una diagnosi di cancro dei polmoni. Dopo alcuni giorni, Terry Randolph disse che non voleva continuare con le cure.

Mac ha affermato che Alex J. Pretti non si limitò a fornire assistenza, ma aiutò la famiglia a superare quel momento spiegando loro con calma cosa sarebbe successo una volta che Terry fosse stato deconnesso dai supporti vitali, rendendo quell’insopportabile circostanza meno gravosa. “Fu allora che Alex, rispondendo a tante nostre domande in una situazione molto difficile, divenne davvero una persona importante su cui la mia famiglia si appoggiò completamente”, ha detto Mac Randolph.

“Fu Pretti, sempre con il sorriso sulle labbra, a rispondere alle domande più difficili che mio padre abbia mai posto. Alex ci supportò trasmettendo a tutti noi una grande serenità, quella stessa che ho portato con me nei momenti successivi alla morte di mio padre, mentre Alex leggeva un ultimo omaggio, ringraziandolo per il suo servizio reso al Paese”.10 Nel dicembre 2024, un video registrato da Mac ha fissato indelebilmente l’immagine di Alex che, accanto al letto dove giaceva la salma di Terry Randolph, pronunciava quell’ultimo saluto fermo e pieno di rispetto.11

Mac pensava che non avrebbe mai condiviso quel video. Era privato. Sacro. Ma dopo l’uccisione di Alex, l’omaggio gli è sembrato la prova di chi egli fosse veramente: un infermiere che onorava i veterani non con slogan, ma con dignità. Nel video, Alex parla della libertà come qualcosa che le persone devono proteggere e ricordare, e ringrazia coloro che hanno prestato servizio per i sacrifici che l’hanno resa possibile.

Queste le parole di Alex J. Pretti durante la cerimonia di commiato: “Oggi, ricordiamo che la libertà non è gratuita. Dobbiamo impegnarci per ottenerla, coltivarla, proteggerla e persino sacrificarci per essa”, dice Pretti nel video. “Non dobbiamo dimenticare mai e ricordare sempre i nostri fratelli e sorelle che hanno servito, affinché possiamo godere del dono della libertà. Quindi, in questo momento, ricordiamo la loro dedizione e il loro servizio disinteressato alla nostra nazione per la causa della libertà. In quest’ora solenne, rendiamo loro il nostro onore e la nostra gratitudine”.11

Ora, l’omaggio di Alex è diventato in tutto il mondo un potente promemoria dell’impatto che infermieri compassionevoli possono avere per sempre su una famiglia.

Per noi, è un monito a non dimenticare che la qualità morale della nostra vita rispecchia anche il nostro comportamento nel corso degli eventi del mondo che ci coinvolgono, nel tempo che ci è dato di vivere.

Bibliografia

1. Phillips J. Who was Alex Pretti, the intensive care nurse shot dead in Minneapolis? BBC, 28 gennaio 2026.

2. Face the Nation. Minneapolis police chief on Alex Pretti being a lawful gun owner with permit to carry. Facethenation. You Tube, 26 gennaio 2026.

3. Mackey R. Alex Pretti did not brandish gun, witnesses say in sworn testimony. The Guardian, 25 gennaio 2026.

4. Lum D, Willis H, Cardia A, Khavin D, Tiefenthäler A. New video analysis reveals flawed and fatal decisions in shooting of Pretti. The New York Times 2026; 26 gennaio. Disponibile su: https://www.nytimes.com/video/us/100000010668660/new-video-analysis-reveals-flawed-and-fatal-decisions-in-shooting-of-pretti.html [ultimo accesso 31 gennaio 2026].

5. Chapman I, Abou-Ghazala Y, Ash A, Bordeaux T, Toboni G. How two federal agents escalated an encounter with Alex Pretti into a deadly shooting. CNN Investigates, 30 gennaio 2026.

6. Lavietes M, Melendez P, Romero D, Stelloh T. ICU nurse fatally shot by federal agent remembered as ‘kind-hearted soul’. NBC News, 24 gennaio 2026.

7. The 11th Hour. Here Jessica Hauser’s remembrance of Alex Jeffrey Pretti. Threads.com. 28 gennaio 2026.

8. Zbikowski C. ‘Are you OK?’ Alex Pretti’s last words say it all. Minnesota Reformer, 26 gennaio 2026.

9. Littlefield SE. The story behind the viral video of Alex Pretti honoring a veteran who had just passed. CBS News, 27 gennaio 2026.

10. WCCO-CBS. Son of veteran Alex Pretti gave final salute to says he “made a sense of calm” at hospital. You Tube, 28 gennaio 2026.

11. Alex J. Pretti gives veteran he treated in ICU final salute. Washington Post, 10 dicembre 2024.